Spesso, in TV o sui social media, ascoltiamo e leggiamo critiche feroci rivolte agli esperti che si “contraddicono in continuazione”. Veramente, le critiche sono selettive. Spesso si ascoltano gli esperti che esprimono pareri per noi più rassicuranti, e si denigrano quelli che invece reputiamo allarmisti, arrivisti, o faciloni, a seconda delle nostre paure, preferenze, stati d’animo. Segnalo questa breve intervista ad Anthony Fauci, che da decenni dirige il centro di malattie infettive degli USA, di base ad Atlanta (National Institute of Allergy and Infectious Diseases). In questa intervista Fauci spiega perché all’inizio della pandemia molti esperti dicevano che le maschere erano necessarie solo per gli operatori sanitari, ma non per il pubblico in generale.

Fauci spiega che all’inizio della pandemia c’era una carenza di PPE (cioè dispositivi di protezione personale) e per questo si poteva facilmente prevedere che la corsa all’acquisto della mascherina (cosa che poi si è verificata) ne avrebbe impedito l’approvvigionamento negli ospedali. Capite bene che se tutti gli operatori sanitari sono fuori uso perché infetti e malati, tutti gli altri sono in maggiore pericolo. Ecco dunque che la priorità di fornire mascherine (di scarsa reperibilità) al personale sanitario ha dettato quella linea all’inizio della pandemia. Ora le cose sono cambiate per l’intensificazione della produzione di mascherine ed di altro equipaggiamento (non senza problemi e forzature). Soprattutto dall’inizio della fase 2 e poi in piena fase 3 il consiglio univoco e generalizzato è quello di mantenere le distanze e di usare le mascherine (tornate disponibili a prezzi ragionevoli ed in alcuni casi calmierati). Alcuni potrebbero pensare che la linea iniziale sia basata su un ragionamento cinico. Certamente ci sono degli aspetti che andrebbero approfonditi, soprattutto in relazione ad alcuni stereotipi e preconcetti che numerosi esperti hanno nei confronti dei non-esperti (diciamo del pubblico in generale) e della loro capacità di giudizio e di osservanza di comportamenti corretti. L’intervista permette di capire come nel fronteggiare un’emergenza dovuta ad un virus poco conosciuto dalla comunità scientifica, i pareri e le regole vengono necessariamente stabiliti di volta in volta, al mutare della situazione. Insomma, è facile puntare il dito contro la scienza che “non farebbe il suo mestiere”, ma basta ragionarci un po’ sopra per capire che la questione è più complessa.

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